Novità e prove

Triumph Tracker 400: la mia prova su strada, pregi e limiti

Mezz'ora in sella alla Triumph Tracker 400, confrontata con la mia Bonneville SE del 2011: posizione di guida, agilità nel traffico, motore, sospensioni e freni. E perché alla fine in garage è entrata un'altra moto.

Triumph Tracker 400 in stile flat track ferma su una strada di città, vista di tre quarti anteriore

Quando ho deciso di cercare una moto da affiancare alla mia Triumph Bonneville SE del 2011, avevo le idee piuttosto chiare: volevo qualcosa di più agile e leggero, da usare soprattutto in città, nel tragitto casa-lavoro e per qualche breve gita fuori porta. La Triumph Tracker 400 è finita subito nella lista e l'ho provata su strada. Vi racconto com'è andata.

Una moto che si fa notare

La Tracker mi ha colpito per la linea, che trovo davvero riuscita. Ha un'estetica personale, diversa da quella delle solite naked, e si distingue senza inseguire le mode. Una moto che non passa inosservata e che, almeno a guardarla, mi ha conquistato.

Per questo ho voluto provarla, sfruttando tutto il tempo che mi hanno concesso: circa mezz'ora. Basta per farsi un'idea abbastanza precisa di come si comporta nell'uso di tutti i giorni, anche se resta una prova breve, con i suoi limiti. Lo dico subito, perché su un paio di aspetti più avanti preferisco non sbilanciarmi.

La Triumph Tracker 400 in breve

Prima delle impressioni, due righe per chi non la conosce. La Tracker è arrivata nei concessionari a maggio 2026 ed è la versione in stile flat track della famiglia Triumph 400, quella nata con la Speed 400. Il flat track è la corsa su ovali di terra battuta molto seguita negli Stati Uniti: da lì vengono le tabelle portanumero sui fianchi, il cupolino sopra il faro tondo e il codino che copre la sella del passeggero.

  • Monocilindrico da 398 cc raffreddato a liquido, 42 CV a 9.000 giri e 37,5 Nm a 7.500: due cavalli più della Speed 400.
  • 173 kg in ordine di marcia, sella a 805 mm, serbatoio da 13 litri.
  • Forcella rovesciata da 43 mm, monoammortizzatore, disco anteriore da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini, ABS.
  • Cerchi da 17 pollici con gomme Pirelli MT60 RS: gomme stradali, ma con un disegno tassellato che richiama il flat track.
  • Rispetto alla Speed 400, manubrio più largo di 2,3 cm e più basso di 13,4 cm, pedane più arretrate di 8,6 cm e più alte di 2,7 cm.
  • Si guida con la patente A2 così com'è, senza depotenziamenti.

Il dato sulle pedane mi ha fatto sorridere, perché spiega bene una delle prime cose che ho notato in sella. Per la scheda tecnica completa e le quotazioni c'è la scheda della Tracker 400.

Posizione di guida e sella

La Tracker propone una posizione leggermente caricata sull'avantreno, che però non affatica i polsi e permette di guidare con naturalezza. I comandi al manubrio sono intuitivi e a portata di mano. Le pedane invece, almeno per la mia corporatura e le mie abitudini, sono un po' troppo arretrate, e anche la leva del cambio e il pedale del freno posteriore stanno piuttosto in basso. Serve un po' di adattamento.

La sella è abbastanza rigida: sulle percorrenze più lunghe potrebbe diventare scomoda.

Tornando sulla mia Bonneville la differenza si sente subito. La Bonnie offre una posizione molto più rilassata, con le gambe meno raccolte e una postura più naturale. Sulla Tracker ci si sente più proiettati verso l'avantreno, e la posizione delle gambe, per le mie abitudini, è meno comoda. È una differenza che si percepisce al primo giro e che dopo diverse ore in sella potrebbe farsi sentire di più.

Agilità nel traffico

La Tracker è semplice e intuitiva, e si manovra senza fatica anche da ferma. Nel traffico è agilissima, al punto da ricordare quasi uno scooter per la facilità con cui ci si muove tra le auto. Anche la posizione di guida aiuta: hai tutto sotto controllo e i cambi di direzione vengono con naturalezza.

Qui il confronto con la Bonneville è netto. La mia inglese pesa una cinquantina di chili in più, e nelle manovre da fermo e nel traffico cittadino si sentono tutti. Sulla Tracker quei chili in meno fanno la differenza.

In generale la moto trasmette confidenza e sicurezza fin dai primi chilometri. L'unica riserva riguarda le gomme dal disegno tassellato: personalmente non mi hanno dato la stessa sensazione di sicurezza a cui sono abituato, soprattutto sull'asfalto. È un'impressione del tutto mia, e probabilmente uno dei compromessi da mettere in conto quando si sceglie una moto con questo stile e questa impostazione.

Il motore della Triumph Tracker 400

Il monocilindrico non è particolarmente potente, ma è molto pronto, soprattutto ai bassi regimi. All'inizio, lo ammetto, mi è sembrato un po' scorbutico: in basso la risposta al gas è così reattiva che nei primi minuti invita a usare il polso con prudenza. È una sensazione che si assimila in fretta. Dopo appena dieci minuti avevo già l'impressione di guidarla da sempre.

Presa la mano, la risposta al gas è immediata e lineare, senza buchi evidenti nell'erogazione. È un motore che punta sulla prontezza e sulla facilità d'uso più che sulle prestazioni assolute.

Con la Bonneville la differenza si nota. Anche il bicilindrico da 865 cc risponde bene ai bassi, ma ha un effetto on-off piuttosto avvertibile: quando chiudi il gas e torni ad aprire c'è un piccolo vuoto nella risposta, che rende la guida meno fluida, soprattutto sulle strade tortuose.

Sulle vibrazioni, invece, vince la Bonneville. Il suo bicilindrico ne trasmette pochissime, anche a regimi sostenuti. Sulla Tracker, salendo un po' di velocità, ne ho avvertite di più, anche se non escludo che una parte dipenda dalle gomme e dal loro disegno tassellato.

Sospensioni e freni

Le sospensioni sono uno degli aspetti che mi hanno convinto di più. La forcella ha una taratura equilibrata, non troppo rigida, abbastanza morbida da assorbire le irregolarità dell'asfalto cittadino senza scossoni o sussulti al manubrio.

Anche il monoammortizzatore mi è sembrato ben bilanciato. Sostiene bene il retrotreno e dà sicurezza anche nei curvoni presi a velocità più sostenuta, mentre su buche e dossi non restituisce contraccolpi eccessivi alla schiena.

La frenata mi è sembrata ottima. Durante la prova non ho trovato difetti né criticità, e l'impianto mi ha dato una buona sensazione di sicurezza. Un altro punto a favore della Tracker.

Alle velocità più alte: giudizio sospeso

Su questo preferisco non dare un giudizio definitivo. In mezz'ora non ho avuto modo di portarla a velocità davvero elevate. Aumentando l'andatura ho sentito qualche vibrazione di troppo, ma non so dire quanto possa pesare sul comfort in un trasferimento lungo. Servirebbe una prova più approfondita.

Per il resto, i limiti sono quelli prevedibili per questa cilindrata. Il motore generoso in basso la rende piacevole tutti i giorni, ma non la considererei la scelta ideale per chi affronta spesso lunghi trasferimenti o viaggi impegnativi. Per quell'uso, probabilmente, è meglio guardare a cilindrate più alte.

Perché alla fine ho preso la KTM 390 Duke

La Tracker mi ha convinto. Mi piace a vederla, è diversa dal solito, si guida con estrema facilità e ha tutto per essere una valida compagna negli spostamenti quotidiani. La prenderei seriamente in considerazione se cercassi una moto agile, poco impegnativa e divertente per il casa-lavoro e le brevi uscite fuori porta.

E allora perché non l'ho comprata? La risposta è arrivata dal confronto con un'altra moto della stessa fascia: la KTM 390 Duke del 2025, con il monocilindrico da 399 cc.

Alla fine ho scelto lei. Tutte e due si guidano con la patente A2, e per noi contava, perché la moto doveva poterla guidare anche mio figlio. A fare la differenza è stato il carattere. La Duke è molto più sportiva, ha una personalità diversa e un'impostazione che rispecchia quello che voleva lui. Eppure conserva una grande agilità e una praticità che la rendono adatta anche alla città.

Per chi non lo sapesse, la patente A2 ammette moto fino a 35 kW, circa 47 CV, con un rapporto tra potenza e peso che non superi 0,2 kW per chilo. La Tracker, con 31 kW e 173 kg, sta dentro entrambi i limiti con margine e senza kit di depotenziamento.

La scelta, quindi, non nasce da una delusione. Semplicemente, tra due moto con caratteristiche diverse, ho preso quella che rispondeva ai desideri di mio figlio.

Il mio giudizio sulla Triumph Tracker 400

La Triumph Tracker 400 resta una moto che mi è piaciuta e che considero una valida alternativa per chi cerca qualcosa di particolare, facile da guidare e adatto alla vita di tutti i giorni. Se vi attira, i due punti da valutare con attenzione sono quelli che ho trovato io: la posizione, con le pedane arretrate, e le gomme dal disegno tassellato sull'asfalto.

Perché una moto può anche piacerti molto, ma quella giusta è quella che senti più vicina al tuo modo di guidare e all'uso che vuoi farne.

Buona strada a tutti!

Rivedi preferenze cookie