Grande Anello della Tuscia e Lago di Bolsena in Moto
Ci sono giri in moto che non hanno bisogno di una destinazione spettacolare per essere divertenti. Basta mettere insieme strade secondarie, curve ben raccordate, qualche salita, un lago e una manciata di borghi dove fermarsi con il casco ancora caldo. Questo grande anello della Tuscia parte da Formello e attraversa una delle zone del Lazio che personalmente trovo più adatte a una giornata intera in sella.
Si parte dalle colline a nord di Roma puntando verso Campagnano e Nepi, lasciandosi progressivamente alle spalle il traffico della capitale. La strada cambia ritmo quasi subito: campagna, boschi, saliscendi e quei tratti dove viene naturale tenere una marcia in più e lasciare scorrere la moto.
Da Civita Castellana si prosegue verso Viterbo, per poi entrare nel territorio dei Monti Cimini. Qui il percorso diventa ancora più interessante: Ronciglione, Lago di Vico e Caprarola sono il cuore guidato dell'anello, con strade immerse nel verde e continui cambi di direzione.
Superata Caprarola, il paesaggio cambia nuovamente. Le quote si abbassano, i boschi lasciano spazio alle colline coltivate e la strada conduce verso Valentano e il Lago di Bolsena. Qui arriva la parte più panoramica del tour: il lago compare progressivamente davanti alla moto e accompagna il percorso fino a Montefiascone, prima dell''ultima cavalcata verso Viterbo e del rientro a Formello.
È un giro da fare senza fretta. Non serve cercare il record sul cronometro: il bello è alternare tratti dove la moto può scorrere a momenti in cui vale la pena rallentare, parcheggiare e guardarsi intorno.
Itinerario
- Formello (RM)
- Campagnano di Roma
- Nepi
- Civita Castellana
- Viterbo
- Ronciglione
- Lago di Vico
- Caprarola
- Valentano
- Bolsena
- Montefiascone
- Viterbo
- Formello (RM)
Il tour comincia a Formello, dove basta lasciarsi alle spalle il centro abitato per entrare rapidamente in un paesaggio completamente diverso da quello della periferia romana.
La prima parte è un vero tratto di riscaldamento. La strada attraversa le campagne della Valle del Sorbo e sale gradualmente verso Campagnano di Roma, alternando rettilinei brevi, curve morbide e continui cambi di quota.
Non è ancora il momento delle grandi pieghe, ma è proprio questo il bello: si prende confidenza con la moto, si lascia lavorare il motore e si comincia a entrare nel ritmo della giornata.
Campagnano rappresenta la prima occasione per una breve pausa. Il centro storico merita una deviazione se non si ha fretta, ma per chi è già con la voglia di macinare chilometri è soprattutto il punto in cui comincia davvero il viaggio verso la Tuscia.
Lasciata Campagnano, il percorso punta verso Nepi entrando progressivamente in un territorio più selvaggio e meno urbanizzato.
Qui la strada diventa più interessante per chi guida. Il tracciato alterna curve di diverso raggio, brevi salite e discese e alcuni tratti dove la moto può essere lasciata scorrere senza dover continuamente intervenire sui freni.
È il genere di percorso che personalmente apprezzo molto sulle Modern Classic: niente velocità folli, niente autostrada, soltanto una sequenza di curve da affrontare con pulizia e un motore che lavora a regimi tranquilli.
Avvicinandosi a Nepi, il paesaggio assume il caratteristico aspetto della Tuscia: tufo, vegetazione fitta, campi coltivati e profonde incisioni del terreno che testimoniano la particolare conformazione vulcanica di questa zona.
Nepi è una buona occasione per fermarsi qualche minuto nel centro storico, prendere un caffè e ripartire con la moto già pronta per il tratto successivo.
Da Nepi si continua verso Civita Castellana, entrando in una delle zone dove la storia etrusca e il paesaggio della Tuscia si incontrano più chiaramente.
La guida rimane piacevole e abbastanza fluida. Il percorso attraversa una campagna fatta di coltivazioni, boschi e profonde forre che interrompono improvvisamente la continuità del terreno.
Qui conviene tenere un ritmo turistico. Alcuni tratti possono essere stretti o presentare curve cieche e il panorama invita continuamente a togliere un po' di gas.
L'arrivo a Civita Castellana cambia ancora una volta l'atmosfera. L'antica Falerii Veteres è uno dei centri storici più importanti dell'area e la posizione sopra le forre rende evidente quanto sia particolare il territorio che stiamo attraversando.
Per chi vuole concedersi una pausa culturale, la Rocca dei Borgia e il centro storico sono una deviazione interessante. Per tutti gli altri basta una sosta veloce, qualche fotografia alla moto e si riparte verso Viterbo.
Lasciata Civita Castellana alle spalle, il percorso prende una direzione più decisamente settentrionale verso Viterbo.
È un tratto di collegamento, ma non per questo noioso. Le strade attraversano una campagna ampia e aperta e permettono di aumentare progressivamente il ritmo, alternando curve ampie a tratti più rettilinei.
Il paesaggio comincia lentamente a cambiare. All'orizzonte compaiono i rilievi dei Monti Cimini, che rappresentano la parte più divertente del percorso.
Viterbo arriva quasi come una pausa naturale prima della seconda parte del tour. È il momento giusto per fare rifornimento, bere qualcosa e controllare la moto.
Da qui in avanti il carattere dell'itinerario cambia: meno trasferimento e più curve.
Da Viterbo si punta verso sud-est, lasciandosi progressivamente alle spalle la città per entrare nel territorio dei Monti Cimini.
La strada comincia a salire e la vegetazione diventa più presente. Castagni e boschi accompagnano il percorso e l'asfalto comincia a disegnare curve più ravvicinate.
È uno dei tratti nei quali conviene dimenticare il cronometro. Le strade dei Cimini funzionano bene proprio quando vengono percorse con un ritmo fluido, senza forzare le staccate e lasciando che sia il motore a fare gran parte del lavoro.
Arrivati verso Ronciglione, il paesaggio si apre nuovamente. Il borgo rappresenta un ottimo punto di passaggio prima di affrontare il Lago di Vico.
Superata Ronciglione, inizia uno dei tratti che personalmente considero tra i più piacevoli dell'intero anello.
La strada entra nel territorio del Lago di Vico, uno dei grandi laghi vulcanici del Lazio, circondato dai boschi dei Monti Cimini.
Qui la moto sembra trovare naturalmente il proprio ritmo. Curve medio-veloci, cambi di direzione e tratti immersi nel verde si alternano senza lasciare troppo spazio alla monotonia.
La presenza del lago cambia completamente la percezione del percorso. In alcuni punti gli alberi si aprono e lasciano intravedere l'acqua; in altri la strada torna a infilarsi nel bosco.
È il momento giusto per una sosta panoramica. Moto parcheggiata, casco appoggiato sul serbatoio e qualche minuto senza pensare alla strada successiva.
Poi si riparte.
Lasciato il lago, il percorso continua verso Caprarola, mantenendo ancora per un po' il carattere tipicamente cimina.
La vegetazione rimane fitta e la strada continua a regalare curve e cambi di pendenza. Non è un tratto da affrontare cercando la massima velocità: il piacere sta nella continuità, nel modo in cui una curva porta naturalmente alla successiva.
L'arrivo a Caprarola introduce però un elemento completamente diverso.
Il paese è dominato dal monumentale Palazzo Farnese, uno degli edifici più importanti del territorio. La sua caratteristica pianta pentagonale lo rende immediatamente riconoscibile e merita una sosta se il tempo a disposizione lo permette.
Per il motociclista c'è anche un altro motivo per fermarsi: dopo la parte più guidata dei Cimini, Caprarola è il punto ideale per una pausa prima di iniziare la discesa verso il Lago di Bolsena.
Da Caprarola inizia una nuova fase del tour.
La strada lascia progressivamente i boschi dei Cimini e scende verso un paesaggio più aperto, fatto di colline, campi, uliveti e piccoli centri abitati.
Anche la guida cambia. Le curve diventano più ampie e il percorso assume un andamento più panoramico. È il classico tratto nel quale viene voglia di tenere il motore allegro ma senza esagerare, guardando contemporaneamente la strada e quello che si apre ai lati.
Avvicinandosi a Valentano, il Lago di Bolsena comincia a diventare sempre più presente nel panorama.
Il borgo si trova in posizione dominante rispetto alla conca del lago e rappresenta uno dei punti interessanti dell'Alto Lazio proprio per la vista sul territorio circostante.
Una breve sosta qui vale la pena, soprattutto se la giornata è limpida.
Da Valentano si punta verso Bolsena e finalmente arriva uno dei momenti più belli del tour.
Dopo tanti chilometri trascorsi tra colline e boschi, la vista si apre e il Lago di Bolsena comincia a occupare sempre più spazio davanti alla moto.
Il percorso scende gradualmente verso il bacino e permette di assaporare il cambio di paesaggio. Le colline vulcaniche lasciano spazio alla vista dell'acqua e, nelle giornate limpide, il colpo d'occhio è notevole.
L'arrivo a Bolsena è il momento ideale per rallentare definitivamente.
Il lungolago invita a parcheggiare la moto e camminare qualche minuto. Il centro storico e la Basilica di Santa Cristina meritano una visita se il tempo del tour lo consente.
Ma soprattutto questo è il punto giusto per mangiare qualcosa.
Lasciata Bolsena, il percorso torna a salire verso Montefiascone.
È uno dei passaggi più panoramici dell'anello: man mano che la moto guadagna quota, il lago rimane alle spalle e si apre sotto di noi.
La strada alterna tratti scorrevoli a curve che richiedono maggiore attenzione, soprattutto nei punti dove il territorio diventa più movimentato.
Montefiascone è conosciuta anche per la produzione dell'Est! Est!! Est!!!, il vino che ha legato il nome della città alla tradizione enologica della Tuscia.
Qui vale la pena fermarsi almeno qualche minuto in uno dei punti panoramici della città. Dopo una giornata trascorsa in sella, vedere il Lago di Bolsena dall'alto è uno di quei momenti nei quali si capisce davvero quanto territorio abbiamo attraversato.
Da Montefiascone si riprende la direzione di Viterbo.
Il carattere della strada torna progressivamente più scorrevole. Dopo le curve dei Cimini e i saliscendi intorno al lago, questo tratto permette di rilassare un po' la guida e lasciare che il motore lavori senza essere continuamente impegnato.
Viterbo rappresenta l'ultima vera tappa del tour prima del rientro.
Se l'orario lo permette, una passeggiata nel quartiere medievale di San Pellegrino è un ottimo modo per spezzare l'ultima parte della giornata.
Per chi invece preferisce arrivare a casa prima del buio, basta una breve sosta, un pieno e si riparte.
L'ultima parte del tour riporta da Viterbo a Formello, chiudendo un anello che ha attraversato buona parte della Tuscia viterbese.
Dopo le montagne, il lago e le colline, il paesaggio torna progressivamente quello delle campagne a sud di Viterbo.
La guida diventa più rilassata. Non c'è più niente da conquistare e non serve forzare il ritmo: è il momento di godersi gli ultimi chilometri e ripensare alle curve fatte durante la giornata.
Quando si rientra verso Formello, la moto ha ancora il motore caldo ma la giornata comincia a farsi sentire sulle braccia.
Ed è proprio questo il bello di un giro così.
Non hai semplicemente raggiunto un posto. Hai attraversato la Tuscia in lungo e in largo, passando dai boschi dei Cimini alle acque del Lago di Bolsena, dai borghi medievali alle strade collinari.
Un grande anello da circa 300 chilometri, da affrontare con calma, senza autostrada e senza inseguire il cronometro.
Una di quelle giornate in cui torni a casa stanco il giusto, parcheggi la moto, ti togli i guanti e pensi già a quando rifarlo.