Royal Enfield

Regno Unito / India · Moto dal 1901

La marca

Una storia lunga 125 anni

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Le moto Royal Enfield hanno una storia che pochi marchi possono raccontare: nate in Inghilterra all'inizio del Novecento, sopravvissute alla fine dell'industria motociclistica inglese e rinate in India, dove la Bullet ha continuato a uscire dalla fabbrica quasi uguale a sé stessa per decenni. Chi oggi sale su una Interceptor 650 o su una Classic guida l'ultimo capitolo di quella storia.

Il cannone nel marchio

Tutto parte a Redditch, nel Worcestershire. Nel 1891 Albert Eadie e Bob Walker Smith rilevano una piccola azienda di aghi e parti per biciclette. Due anni dopo ottengono un contratto per pezzi di precisione destinati alla Royal Small Arms Factory di Enfield, la fabbrica d'armi del governo inglese. Da lì vengono il nome dell'azienda, il cannoncino del logo e il motto Made like a gun, costruita come un fucile.

Dopo biciclette e quadricicli, nel 1901 arriva la prima motocicletta: un motore da 239 cc fissato davanti al tubo anteriore di un robusto telaio da bicicletta. Seguono il primo bicilindrico a V nel 1909 e, durante la Prima guerra mondiale, moto e sidecar per gli eserciti alleati.

Nasce la Bullet

Nel 1932 Royal Enfield presenta la Bullet, monocilindrica a quattro tempi in versione 250, 350 e 500. È il nome che attraversa tutta la storia della Casa. Nella Seconda guerra mondiale da Redditch escono oltre 55.000 moto militari, compresa la piccola 125 a due tempi soprannominata Flying Flea, la pulce volante, che si lanciava con il paracadute insieme alle truppe aviotrasportate.

Nel dopoguerra la Bullet 350 con la sospensione posteriore molleggiata si fa valere nelle gare fuoristrada. Nel 1948 aiuta la squadra inglese a vincere il Trofeo della Sei Giorni Internazionale, e Johnny Brittain vince due volte la Scottish Six Days Trial, nel 1952 e nel 1957.

Gli ultimi anni in Inghilterra

Negli anni Sessanta Royal Enfield punta sui giovani e sull'America. Nel 1964 arriva la Continental GT, una 250 con semimanubri, serbatoio rosso e cupolino già di serie: una café racer pronta per i ragazzi della prima patente. Per gli Stati Uniti nasce invece la Interceptor, un bicilindrico da 736 cc.

Non basterà. Come Triumph, BSA e Norton, anche Royal Enfield soffre la concorrenza delle giapponesi e la crisi dell'industria inglese. Nel 1967 la fabbrica di Redditch chiude e le ultime Interceptor si montano a Bradford-on-Avon, in un impianto ricavato da una vecchia cava di pietra. Nel 1970 la produzione inglese finisce.

La seconda vita in India

Il marchio però era già partito per l'India. Nei primi anni Cinquanta l'esercito indiano sceglie la Bullet 350 per pattugliare le frontiere, e nel 1955 Redditch e il distributore Madras Motors fondano Enfield India. Dal 1956 la fabbrica di Tiruvottiyur, vicino a Madras (oggi Chennai), costruisce la Bullet su licenza e in pochi anni la produce tutta in casa.

Per decenni la Bullet indiana cambia pochissimo, e proprio per questo diventa una leggenda: dal 1977 torna in Inghilterra e arriva nel resto d'Europa come una moto d'epoca nuova di fabbrica. Nel 1994 il gruppo Eicher rileva l'azienda, che prende il nome di Royal Enfield Motors.

Dalla Classic alle bicilindriche

Il rilancio arriva con il nuovo secolo. Nel 2008 debutta il motore UCE, con cambio e motore in un blocco unico, nel 2009 la Classic, nel 2016 la Himalayan. Nel 2017, al Salone di Milano, Royal Enfield presenta il bicilindrico 650 della Interceptor e della Continental GT, sviluppate anche nel centro tecnico inglese di Bruntingthorpe. Nell'anno fiscale 2024-25 la Casa ha superato per la prima volta il milione di moto vendute.

A EICMA 2026 è arrivato il passo successivo, un bicilindrico da 743 cc montato sulla Himalayan 750 e sulla nuova Continental GT 750. L'ho vista allo stand e la trovate nella sua scheda qui sul sito: un nome nato a Redditch nel 1964 che torna, più grande, sessant'anni dopo.

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