BMW
Germania · Moto dal 1923
Una storia lunga 103 anni
BMW Motorrad: il boxer, il cardano e cent’anni di coerenza tedesca
Esistono marchi che cambiano pelle a ogni generazione, e poi c’è BMW, che dal 1923 costruisce moto con un’idea che non ha mai abbandonato: due cilindri contrapposti ai lati del motore, trasmissione ad albero e una certa convinzione che la moto debba servire per andare lontano. Non è un approccio romantico, è un approccio da ingegneri. Per questo una BMW di cent’anni fa si riconosce ancora in una di oggi: basta guardare un boxer di profilo.
Dai motori d’aereo alla R32
La Bayerische Motoren Werke nasce nel 1916-17 a Monaco di Baviera come costruttore di motori per aeroplani, e il logo blu e bianco riprende i colori della Baviera. L’immagine dell’elica che gira contro il cielo è una storia nata in una pubblicità del 1929, ma funziona così bene che ormai la raccontano tutti. Finita la guerra, i trattati vietano la produzione di motori aeronautici e BMW si arrangia con quello che sa fare: motori industriali, freni ferroviari, e poi le due ruote. Nel 1923 Max Friz, già progettista di motori d’aereo, disegna la R32, presentata alla fiera di Berlino: bicilindrico boxer di 494 cc montato in senso trasversale, cambio a tre marce, trasmissione finale ad albero cardanico. Con circa 8,5 cavalli andava a 95 km/h, ma contava il progetto, non i numeri. La R32 aveva già tutto: niente catena da ungere, ingombri compatti, equilibrio quasi perfetto.
Tra le due guerre: innovazioni e record
Il boxer diventa un mestiere. Nel 1935 le R12 e R17 introducono la forcella telescopica con ammortizzazione idraulica di serie, ormai uno standard universale ma allora una novità assoluta. Nel 1937 Ernst Henne porta una BMW sovralimentata a 279,5 km/h, e due anni dopo Georg Meier vince il Tourist Trophy Senior. Negli anni di guerra le BMW militari con sidecar a ruota motrice (la R75 della seconda guerra mondiale) dimostrano che la meccanica regge qualunque cosa.
Gli anni del boom: R50, R60 e R69 S
Nel dopoguerra la produzione riparte a Monaco, e le Serie /2 degli anni Cinquanta (R50, R60, R69 e poi la R69 S) sono per molti il boxer «giusto»: pochi cavalli, un’affidabilità proverbiale, il telaio con il buon vecchio avantreno Earles (la forcella a bracci oscillanti, tipica delle BMW da sidecar). Sono moto per chi vuole far chilometri con pochi problemi. Nel 1969, mentre i giapponesi cominciano a farsi sentire, BMW sposta la produzione a Berlino-Spandau, dove resterà per decenni.
1969: la Serie /5
La R50/5, R60/5 e R75/5 del 1969 segnano una svolta: telaio nuovo, forcella telescopica tradizionale, avviamento elettrico, un’estetica sobria e moderna. È la moto con cui BMW si riposiziona nell’era dei giapponesi. Seguono le grandi boxer da turismo, come le R90S del 1973, con la piccola carenatura disegnata da Hans Muth e la vernice fumé arancione o argento che la rende subito riconoscibile, e la R100RS del 1976, che porta al grande pubblico la carenatura studiata in galleria del vento. Nel 1980 la R80 G/S inventa il genere delle maxi enduro: tra il 1981 e il 1985 BMW vince quattro edizioni della Parigi-Dakar, con Hubert Auriol e Gaston Rahier.
K e oilhead: la tecnica cambia
Negli anni Ottanta BMW cambia strada con la serie K, quattro e tre cilindri in linea a liquido, la famosa «flying brick» (mattone volante) per via del motore sdraiato. I boxer però non si fermano. Nel 1987 il sistema Paralever sulla R80 GS elimina l’effetto torcente del cardano, e nel 1993 la R1100 RS introduce la sospensione anteriore Telelever e i boxer «oilhead», con teste raffreddate anche ad olio, che porteranno il marchio alla leadership nel turismo.
Heritage e Modern Classic
Il richiamo al passato arriva con la R nineT, presentata nel 2013 per il novantesimo compleanno del marchio e in vendita dal 2014: un boxer raffreddato ad aria e olio, con una componentistica di prima qualità e un’estetica che oscilla tra café racer e scrambler. Nel 2020 la R 18 porta il marchio nel mondo delle grandi cruiser, con un 1802 cc che sembra uscito da un disegno degli anni Trenta. Non è nostalgia di maniera: BMW ha semplicemente scoperto che la forma del boxer, in un secolo, non è mai davvero passata di moda.
Una BMW d’epoca: cosa guardare
Le BMW con motore boxer raffreddato ad aria («airhead», prodotte fino a metà anni Novanta) sono tra le moto d’epoca più accessibili da mantenere. Si imparano a registrare le valvole con due spessimetri e un pomeriggio di pazienza, si imparano a fare le revisioni senza impazzire. I ricambi si trovano facilmente, c’è una comunità enorme di appassionati e specialisti. I punti da controllare: giunti e cuscinetti dell’albero di trasmissione, tenuta delle guarnizioni, frizione, e ovviamente la verifica dei numeri di telaio e motore. Una R 80/7 o una R 100 del periodo centrale sono una delle poche vie per entrare nel mondo vintage senza spendere un patrimonio.
I modelli BMW

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